BelliMorbidi

La rivincita delle taglie morbide!

Tutto scorre…. o tutto ritorna?

Condivido con voi una riflessione… chi ne ha voglia, mi segua. E magari, risponda… ;)

Tutte le cose permangono, diceva Parmenide; tutte le cose ritornano, diceva Nietzsche, attingendo a una concezione antichissima, propria non solo della cultura greca.

Dire che tutto scorre, equivale a sostenere che tutto va perduto, incessantemente; che l’universo è un perpetuo meccanismo di dissipazione.

Eppure noi sentiamo, lo sentiamo nel più profondo del nostro essere, che esiste – dietro la superficie del movimento – una unità profonda, una armonia che tutto abbraccia, una forza centripeta che non disperde nulla, che non spreca nulla, che non si dimentica di nulla: né di un filo d’erba, né di un sorriso, né di un sospiro.

Quando i cerchi sull’acqua si allargano al massimo, improvvisamente scompaiono, e la superficie torna liscia e tranquilla.

Il movimento, la dispersione, il non ritorno sono la contingenza; l’unità, la quiete, la permanenza, sono la fonte limpida dell’Essere.

Fra tutte le cose che permangono immutabili, pur nell’apparenza del cambiamento, quella che più rimane fedele a se stessa è l’amore: anche a dispetto della volontà.

Amare qualcosa o qualcuno, significa offrire un dono che non potrà mai essere revocato, perché è il dono totale di se stessi.

Certo, molte circostanze possono cambiare, nel corso del tempo; gli amori – si dice – finiscono, e ad essi ne subentrano di nuovi.

Ciò sarebbe vero, se amare fosse la stessa cosa che infilarsi o togliersi un vestito; ma non è così: tutt’altro. Amare veramente qualcosa o qualcuno, vuol dire sigillare un impegno che dura per sempre, e che niente e nessuno potranno mai sciogliere.

Eppure, molte persone sono pronte a giurare il contrario: non sulla base di astratte teorie, ma su quella della propria esperienza vissuta.

Ci guardiamo bene dal voler discutere con l’esperienza; l’esperienza è un fatto, e coi fatti non si discute.

Bisogna essere certi, però, di averli saputi interpretare rettamente. Anche il moto del sole nel cielo è un fatto: ma è un fatto dei nostri sensi, non della realtà in se stessa.

Prendiamo il caso dell’amore di una persona nei confronti di un’altra, che è finito perché la persona amata si è rivelata non meritevole di esso.

A un certo punto, dopo enormi sofferenze, la persona amante si rende conto che l’oggetto del proprio amore era un prodotto della sua mente, che aveva rivestito degli attributi più belli, ma immaginari. Allora, quella persona «ritira» – se così ci possiamo esprimere – il sentimento d’amore che aveva nutrito per l’altro, dicendo a se stessa che è stata ingannata; e cerca, con tutte le sue forze, di voltare pagina.

È una situazione piuttosto frequente, perfino banale, se fosse lecito considerare tale una esperienza così delicata, come quella che coinvolge l’intero mondo affettivo di un essere umano.

Ma, in realtà, che cosa è avvenuto, esattamente?

Noi non crediamo che l’amante abbia davvero cessato di amare. Piuttosto, la sua volontà ha «deciso» che il suo amore era stato mal riposto e, quindi – al prezzo di un intenso sforzo – ha «espulso» l’amato dal suo mondo affettivo, giudicandolo indegno di rimanervi.

Lasciamo perdere la questione se sia possibile smettere di amare una persona che si è amata con tutto se stesso, oppure no; anche se poi, insieme alla delusione, sono sopravvenute l’avversione e, magari, l’odio nei suoi confronti. Alcuni lo affermano, altri lo negano; altri ancora tengono una via di mezzo, sostenendo che quella persona sarà oggetto perpetuo di odio e amore, inestricabilmente legati insieme, con mille fili misteriosi che nessuno potrà dipanare.

Lasciamo perdere tale questione, perché riguarda la psicologia individuale; e, in tale ambito, sono possibili risposte diverse a seconda del soggetto.

E non diremo neanche che quanti affermano di poter smettere di amare la cosa o la persona che hanno amato, in realtà non l’hanno amata veramente.Sarebbe un modo di procedere un po’ sleale, perché nessuno ha il diritto di giudicare, dall’esterno, l’autenticità o l’intensità di un sentimento così intimo, come l’amore.

No, la questione che ci interessa è di carattere generale ed è piuttosto filosofica che psicologica, poiché attiene alla natura umana in quanto tale.

La domanda che ci poniamo, pertanto, non è se l’amante possa, realmente, cessare di amare l’amato; ma se il sentimento dell’amore possa essere negato, ritirato e cancellato a proprio piacere dalla vita della coscienza.

Non bisognerebbe dimenticare, infatti, che l’amore non è mai un rapporto a due, ma (almeno: e su questo almeno torneremo in altra occasione) a tre: l’amante, l’amato e la creatura nata dal loro incontro: il sentimento stesso dell’amore.

Qualcuno potrebbe obiettare che l’amore non è amore in generale, ma amore per una certa persona (o una certa cosa); e che, quindi, l’amore e l’amato si identificano agli occhi dell’amante. Noi non lo crediamo. Ci sembra, piuttosto, che l’amore per la persona amata e l’amore in quanto tale si sovrappongano e, apparentemente, si identifichino; restando però, in effetti, distinti.

A sostegno di ciò, consideriamo quello che accade quando un amore, secondo il linguaggio comune, «finisce» (ma lo mettiamo tra virgolette, perché questa è appunto la tesi che aspetta di essere dimostrata). In quel momento, la persona che era amata, smette di esserlo; ma l’amore che si era acceso nell’amante, quello no, non cessa di esistere: sussiste a dispetto di tutto, anche se, a livello della ragione e della volontà, l’ex amante si impone di tirarvi un rigo sopra.

È allora che emerge come l’amore per l’amato e l’amore in se stesso fossero rimasti due realtà distinte, anche nel «tempo felice»: perché, se fossero stati, o se fossero divenuti, una cosa sola, insieme dovrebbero scomparire. Invece un amante deluso può smettere di amare la persona amata, ma non potrà mai più recidere da sé l’amore che ha provato e che, in se stesso, continuerà ad appartenergli, per sempre.

Non stiamo parlando, semplicemente, del ricordo. Quello, è chiaro che rimarrà per sempre: e tanto più forte e vivo, quanto lo è stato il sentimento che ha pervaso quell’amore. No, stiamo parlando dell’amore in se stesso, dell’amore che era diretto verso quella persona (o quella cosa), ma era da lei distinto; amore che è irrevocabile e indistruttibile, anche se la persona (o la cosa) che ne era l’oggetto, ha smesso di ispirarlo nel cuore dell’amante.

Nessuna forza al mondo sarà mai in grado di «togliere», e tanto meno di cancellare, il sentimento dell’amore che è stato nutrito per qualcuno o per qualcosa. Esso continuerà a vivere nella parte più profonda dell’amante, a dispetto del fatto che la persona (o la cosa) amata non sia più tale; e, quanto al passare del tempo, esso non conta affatto, perché l’amore conosce un solo e unico tempo: il presente.

Non si può parlare dell’amore al passato o al futuro; l’amore è, semplicemente; e, se è, allora è sottratto allo scorrere del tempo, e accompagnerà fedelmente l’amante fino all’ultimo istante della sua vita – e oltre.

Si potrebbe osservare che, se le cose stanno così, l’amore è un sentimento profondamente «ingiusto», perché ci lega anche a nostro dispetto, anche nostro malgrado; anche a colui o colei che si rivelano immeritevoli di una tale «fedeltà».

Ma l’amore, come qualunque altro sentimento, non è una idea, bensì un fatto: e coi fatti, lo abbiamo già visto, non si discute.

Piuttosto, a quanti si sentissero defraudati, in qualche misura, del loro libero arbitrio, davanti al pensiero della permanenza assoluta dell’amore, si potrebbe far notare che l’amore, quando nasce, diviene parte del nostro essere; e che non ha senso vergognarsene o risentirsene, anche a distanza di tempo, più di quanto ne abbia vergognarsi o risentirsi delle proprie rughe o dei propri capelli che s’imbiancano.

Certo, vi sono molti che lo fanno.

Sono gli analfabeti dell’anima; e, come tali, analfabeti anche dell’amore.

Vergognarsi di aver amato è un sentimento meschino; anche se è perfettamente lecito ritenere non più degno di amore qualcuno (o qualcosa) che ci era sembrato tale.

La persona che desidera perfezionarsi spiritualmente non arriverà mai a maledire il momento in cui si è innamorata: mai, anche se – poi – si è resa conto di avere mal diretto la propria capacità di offrire l’amore, cioè se stessa.

Al contrario, essa saprà far tesoro della esperienza vissuta e continuerà ad essere fiera di aver amato intensamente, senza riserve e senza secondi fini.

Il vero amore è sempre bello, anche se può rivelarsi non bello l’oggetto verso cui era diretto. Ma perché ci si dovrebbe dolere di aver creduto in qualcuno?

Una persona capace di amare veramente, sarà sempre una bella persona; e il sentimento che l’ha riscaldata e illuminata, non smetterà mai di essere una parte preziosa della sua vita.

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2 pensieri su “Tutto scorre…. o tutto ritorna?

  1. Cinzia Piacentini in ha detto:

    L’amore è sicuramente un sentimento unico per ciscuno che lo abbia dato o ricevuto.

    Io penso, però, che il fattore cambiamenti sia molto rilevante in un rapporto, le persone possono cambiare, anzi, direi, “mutare” perchè, l’essere umano è portato a cercarsi, conoscersi e crescere.

    Non tutti gli amori vivono le stesse fasi di crescita, voglio dire che, ogni amore ha un “grado di partenza” pari a quelle che sono le proprie esperienze vissute e, a quelle esterne.

    Infatti, spesso accade che, ci sono persone che erano legate poi si sono lasciate e, a distanza di anni, si sono ritrovate.

    E, spesso dicono che, è servito loro per fare un percorso di crescita “sana” da averli resi coscienti degli errori, spesso egoistici, che erano stati fatti da entrambi. La crescita è servita a farli tarnare a stare insieme, ma,come una nuova coppia che, ricominciava a viviere.

    In oltre, un uomo ha un impegno verso se stesso e l’amore, ma, non sempre l’amore segue le mete e strade “volute” dall’uomo perchè, le giudica giuste, l’amore è amore…bisogna accettarLa per quello che è.

    Cordiali saluti
    Cinzia Piacentini

  2. six in ha detto:

    secondo me è miù semplice di cosi, si odia una persona quando non accettiamo il fatto che uno è libero di non rispettati ed apprezzati, considerarci quanto noi appreziamo e rispettiamo e consideriamo l’altro.
    Un bisogno non soddisfatto

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