BelliMorbidi

La rivincita delle taglie morbide!

LETTERA A UN DIRETTORE (QUASIASI) SULL’OBESITA’ di R.Perrone

Caro Direttore,
mi vedo costretto ad esprimere il mio disappunto sulle notizie di questi giorni sull’obesità. Vuoi sapere che cos’è l’obesità? Te lo spiego io, è portarsi appresso due corpi al posto di uno. Vuoi che ti faccia un dotta dissertazione sul BMI? Sono preparatissimo. Vuoi che ti spieghi come funziona una dieta? Le conosco tutte, perché le ho fatte tutte. Vuoi una disquisizione sui centri benessere? Sono un luminare in materia. Già, perché il divertente dei pezzi e degli articoli sugli grassi è che li scrivono i magri, li fanno quelli che non guardano con orrore la bilancia, li fanno quelli che non sono in affanno per due piani di scale (spesso anche uno), li fanno quelli che possono avvicinarsi a un camembert senza venire assaliti da dubbi amletici. Mi dirai che non bisogna essere vittime per scriverne, ma qui la faccenda è diversa. Perché noi non siamo malati, siamo solo grassi.
Quelli che scrivono di noi lo fanno senza il senso del politicamente corretto che accompagna ormai gli articoli sulle vittime dell’Aids, sui tossicodipendenti, sui gay, insomma su tutte le grandi minoranze. Noi lo siamo, anzi siamo la vera grande minoranza non tutelata del terzo millennio. Siamo quelli che, in Alabama, negli anni ’50 chiamavano <negri> e trattavano di conseguenza. Ora non si può più. Però si può dire ciccione. Siamo l’ultima frontiera della discriminazione: dobbiamo andare in negozi specializzati in <taglie forti> per trovare una camicia, sugli aerei dobbiamo chiedere la prolunga della cintura, dobbiamo faticare per infilarci nei passaggi degli stadi.
Adesso i magri si sono inventati pure l’obesity day. E’ venuto il momento di dire basta. Lo sai cos’è che fa più irritare una persona soprappeso? Che si parli di lui. Noi siamo diversi dagli altri <malati> che invece vogliono pubblicità, discorsi, convegni, campagne sociali. Non ne abbiamo bisogno. Noi preferiamo soffrire in silenzio. Le diete, tra l’altro, sono tutte uguali, la cura, a meno che non ci siano acclarate disfunzioni, sempre la stessa. Il segreto? Mangiare di meno. Non ci vuole un genio per capire che se elimino i pansotti con la salsa di noce di mia madre (voto 19,5/20) dimagrisco. Adesso, tra l’altro, l’ultima trovata è che le diete non servono. Le diete sono tutte uguali e i fenomeni che le propongono, facendo i milioni, lo sanno benissimo. Che dieta fai? E’ la domanda più scema che mi tocca sopportare, peggio perfino di: quanto pesi? I medici evitiamoli: scusate, ma sono cinquant’anni che non trovano più una cura che sia determinante contro le grandi malattie della nostra epoca e devono venire a insolentire me? Ma per favore. No, lancio ufficialmente, contro l’Obesity Day e la sua tristezza, il giorno (silenzioso) dell’orgoglio obeso: liberiamoci di tutti i dottori, liberiamoci dei loro discorsi, delle loro false scoperte, delle loro ovvietà, dalle loro falsità. Per i dietologi questa è un’emergenza. E ti credo, ci vogliono tutti tra le loro grinfie. C’è un bel racconto di Pino Cacucci, in cui in protagonista scopre un dentifricio che distrugge la carie e impedisce qualsiasi malanno ai denti. Pensi che gli diano il Nobel? No, gli danno la caccia con sicari prezzolati. Non inventeranno mai una soluzione del problema, altrimenti come camperanno?
Basta con queste teorie un tanto al chilo. Te ne regalo una gratis, così ci fate un taglio basso in prima pagina. C’è una foto del sottoscritto a 6 anni sul trampolino dei bagni Vittoria di Rapallo: sono magro e sembro il fratellino di Mel Gibson. Poi sono andato alle elementari e ho cominciato a ingrassare. Occhiello: L’ultima scoperta di un ricercatore della Pinkerton University. Titolo: L’obesità nasce a scuola.
Vogliono veramente aiutarmi? Mi trovino una giacca di Armani della mia taglia. Voglio entrare in un qualsiasi negozio e acquistare una camicia della mia misura, voglio salire su un aereo e non dover chiedere la prolunga per la cintura, voglio andare allo stadio e trovare posti comodi. Voglio una vita normale con i miei due corpi, basta discriminazioni. Non spaccio, dico poche parolacce, non sono contagioso, non sono socialmente pericoloso. Non voglio diete, voglio solo le cose un po’ più grandi. Questo è l’unico modo di aiutarmi, altro che scrivere sulle merendine <nuoce gravemente alla salute>.
Mi fumo un toscano alla mia e alla tua salute e colgo l’occasione, nel porgerti i miei più cordiali saluti, per auto-denunciarmi: se passa l’andazzo, come è già successo, di licenziare i grassi (una volta lo facevano con gli omosessuali) sai dove trovarmi.

Roberto Perrone

26 Giugno 2003

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

3 pensieri su “LETTERA A UN DIRETTORE (QUASIASI) SULL’OBESITA’ di R.Perrone

  1. SARA in ha detto:

    CONCORDO SU TUTTO….GRAZIE PER QUANTO DETTO ^^

  2. ciao, sul mio blog c’è una sorpresa per te 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: