BelliMorbidi

La rivincita delle taglie morbide!

Archivio per la categoria “Pillole di vita per riflettere”

Drogati di cibo.. perchè a certi cibi non si riesce a dire di no

Da Vanity Fair:

Nel mondo anglosassone le definiscono food addiction, dipendenze da cibo, e sono una realtà all’ordine del giorno. Esistono i “mangiatori anonimi” e molte star hanno fatto coming out dichiarando le proprie manie commestibili, a Hollywood più frequenti ormai della marijuana.

Drogati di cibo

Oprah Winfrey ha confessato pubblicamente il suo difficile rapporto con il cibo, e come negli episodi di binge eating fosse capace di ingurgitare un intero pacco di merendine farcite. Kristie Alley ha immortalato in un reality show la sua perenne battaglia con la bilancia e il Dr. Oz ci dedica una puntata sì e una no della sua trasmissione.

Senza addentrarsi nel campo delle patologie (tanto serie da meritare un approfondimento di altro tipo rispetto a questo) i casi come questi sono in aumento, e non solo perché c’è la crisi e la felicità la si riesce a trovare solo in un morso di dolcezza.

Snack, junk-food e merendine vengono progettati per essere talmente buoni, da non poter smettere di mangiarli.

Fastfood, snack, caramelle, cibi precotti, bibite e merendine sono i grandi accusati, sempre più economici, diffusi e studiati da fior fior di ingegneri e centri ricerca per essere talmente buoni da non poterli smettere di mangiare. Mangiami!
L’uomo ha sviluppato durante l’evoluzione la capacità di distinguere attraverso il gusto, come qualunque animale, fra buono, salutare e velenoso. Dolce e salato sono i sapori della sopravvivenza, acido e amaro quelli da cui diffidare, se non in piccole dosi. Dopo migliaia di anni i nostri gusti “biologici” sono rimasti i medesimi, ma non la capacità di procacciarci cibo altamente dolce, salato e grasso, un tempo raro e prezioso, oggi su qualunque scaffale e pronto da addentare. Il mix di queste componenti sono il segreto del successo di snack e piatti pronti, giudicati perfetti dal nostro cervello e dalla nostra bocca, “ingannati” da super-sapori che mandano un solo messaggio,  mangiami!

Choco-addicted
Hamburger soffici e appetitosi, patatine croccanti e saporite, dolci cremosi e ricchi di cioccolato….
Nonostante la nascita del junk-food resta il cioccolato il cibo più desiderato dalle donne, in qualunque sondaggio. E c’è una ragione non solo gustativa.
Il cioccolato è una sostanza ricca di grassi, fondente al palato, capace di liberare serotonina e quindi di renderci davvero più felici: naturalmente perfetto. Le donne lo cercano, per puro istinto, proprio nei periodi di sbalzi ormonali dovuti al ciclo mestruale o nei mesi invernali, più bui e sedentari, come una inconscia compensazione, persino benefica a piccole dosi.
Ma cosa succede quando i produttori di cioccolato progettano in laboratorio un super-cioccolato ancora più desiderabile? La natura smette di fare il suo corso.
Una fame scientificamente insaziabile
In un recente reportage del giornalista del The New York Times Michael Moss, ora anche un libro, sono venuti alla luce i dietro le quinte dell’industria alimentare e i trucchi del mestiere con cui il cibo che mangiamo viene progettato non solo per essere apprezzato, ma per essere talmente buono da innescare una fame scientificamente insaziabile. Non solo a livello di gusto, il cibo che acquistiamo viene studiato per il rumore che emette durante la masticazione, per il suo rapporto con lingua e palato, per essere saporito in superficie, immediatamente buono anche senza essere masticato, e velocemente deglutito quindi per lasciar spazio ad un nuovo boccone. Fantascienza.
Gli snack vengono progettati anche per non avere alcun apporto proteico, che genererebbe senso di sazietà, ma per essere programmaticamente calorie vuote, e quindi non registrate dall’organismo come nutrienti – unica via per garantirsi un consumo oltremisura. Per finire gli additivi, o aromi naturali, con cui mascherare quello che abbiamo davvero in mano e renderlo appetibile.

Come spegnere l’ultima sigaretta
Economici, già pronti, buoni, i cibi pronti sono talmente perfetti da ingannare mente e corpo, e da dare in un certo qual modo dipendenza, psicologica anche se non fisica ovviamente.
Terapia, rehab, pillole? Le scuole di pensiero sono diverse e i terapisti americani consigliano innanzitutto di dare un taglio netto alla scorretta alimentazione, un po’ come spegnere l’ultima sigaretta . Evitare di avere fame o sete, facendo piccoli pasti e garantendosi una corretta idratazione, per non abbandonarsi a snack e bibite gassate al primo languorino. Fare movimento infine, per liberare serotonina ed endorfina senza bisogno di chili di cioccolato – con un po’ di palestra, una camminata, o qualcosa di più divertente, magari a due e molto più appagante di un pacchetto di patatine.
Se il sesso va d’accordo con il cibo, (anche) in questo caso finisce per essere il miglior antidoto…

I-Curvy, U-Idiot : Pillole salvavita in un mondo di grassofobici! (1a puntata)

Queste parole le scrivo  prima per me, per ricordare,

e poi per tutte quelle splendide donne e uomini che certamente non entrano in una taglia 40, ma che sprizzano gioia di vivere da ogni poro della pelle.

Io sono ciccia.

Una splendida, felice, in salute, ciccia.

E il mio obbiettivo, quando entro in una boutique e sorrido, quando vado per strada e svetto sui tacchi, consapevole dei miei fianchi e del mio corpicione che danza….quando  vado a comprarmi il gelato e lo mangio di gusto,è assolutamente quello di far vedere e anche un po “vivere” la mia felicità di esistere.

Questo non è un inno al mangiare malsano, all’ingrasso che porta problemi: vorrei solo aprire le porte di un “mondo” che la maggior parte della gente non conosce.

Non tutte le ragazze cicce che vedete sono infelici,  non tutte combattono con la bilancia… e sarebbe ora che molte altre la smettessero!!

Ed ecco, a puntate, una raccolta delle mie storie,  Ovvero:

cose semplici e quasi quotidiane in cui si imbatte la dea,

che dotata, di notevole senso dell’humor,

e amando follemente il proprio corpicione,

trova la propria vita una fonte inesauribile di divertimento…..

•●♥ Ƹ̵̡Ӝ̵̨̄Ʒ ♥●•٠·˙˙-la ciccia coltivata non è mica per tutti-•●♥ Ƹ̵̡Ӝ̵̨̄Ʒ ♥●•٠·˙˙

Qualche tempo fa, Giunone e un’amica sono in gelateria, davanti a due mega coppe meravigliose….

accanto, due ragazze che ridacchiano e mangiano granita…

la vicinanza dei tavoli rende impossibile non sentire i discorsi altrui, e visto che la dea non parla, degustando il gelato, si avvertono mozziconi di frasi

-comunque devo proprio stare a dieta eh? quest’inverno avevo preso 2 chili e non se ne andavano più!!!

– ma dai che stai bene lo stesso!

-eh lo dici te! io mi sentivo una balena..

– beh, mai quanto queste due eh! (e ovviamente sgomita per segnalare giunone e l’amica…)

– oddio!! se dovessi diventare così, mi suiciderei – ribatte ridendo forte l’altra…

La tenera amica di Giunone fa un gesto di rabbia e dice di andarsene….

Giunone sorride, depone mentalmente l’accetta con la quale avrebbe volentieri spaccato la testa delle due….

e si alza.

-scusate ragazze posso?- e mi siedo al loro tavolo.

loro mi guardano stupite ma non rispondono…

-no, volevo solo tranquillizzarvi! _- sfodero il mio tono gentile e suadente, la voce innocente come heidi…

-guardate,  la possibilità che voi diventiate come noi, è del tutto lontanissima sapete?

innanzitutto, la ciccia vera, quella bella e soda va coltivata con passione, tempo e zucchero abbondante…

perchè in effetti, avete ragione eh? una snella, quando ingrassa…. si ritrova quella orrenda ciccetta molliccia….

la celluliiiiiiiiiiiiteeeeeeee – (il mio tono adesso è da Alfonso Signorini in gran spolvero …. mellifluo, eclatante….)

-non si può vedere eh?

non parliamo poi dei cuscinetti che spuntano senza pietà! niente a che vedere con le curve vere…(sospiro) quelle belle anche da abbracciare…  e poi, nota dolente… con una 6a di reggiseno… o ci nasci o niente eh????

(i miei gesti sono plateali, adesso, e molti dei clienti assistono alla sceneggiata ridacchiando)

-che poi diciamolo, il silicone oramai lo riconoscono anche i bambini di 3 anni….

(le due sono stranite, nn spiaccicano parola… io sono un fiume di parole senza pause…)

-Quindi, come dicevo… state serene! e soprattutto, a dieta…

faccio il migliore dei miei sorrisi , mi alzo  e tra le risatine generali, torno al mio tavolo… 🙂

ciccia 1- idiozia 0

Tutto scorre…. o tutto ritorna?

Condivido con voi una riflessione… chi ne ha voglia, mi segua. E magari, risponda… ;)

Tutte le cose permangono, diceva Parmenide; tutte le cose ritornano, diceva Nietzsche, attingendo a una concezione antichissima, propria non solo della cultura greca.

Dire che tutto scorre, equivale a sostenere che tutto va perduto, incessantemente; che l’universo è un perpetuo meccanismo di dissipazione.

Eppure noi sentiamo, lo sentiamo nel più profondo del nostro essere, che esiste – dietro la superficie del movimento – una unità profonda, una armonia che tutto abbraccia, una forza centripeta che non disperde nulla, che non spreca nulla, che non si dimentica di nulla: né di un filo d’erba, né di un sorriso, né di un sospiro.

Quando i cerchi sull’acqua si allargano al massimo, improvvisamente scompaiono, e la superficie torna liscia e tranquilla.

Il movimento, la dispersione, il non ritorno sono la contingenza; l’unità, la quiete, la permanenza, sono la fonte limpida dell’Essere.

Fra tutte le cose che permangono immutabili, pur nell’apparenza del cambiamento, quella che più rimane fedele a se stessa è l’amore: anche a dispetto della volontà.

Amare qualcosa o qualcuno, significa offrire un dono che non potrà mai essere revocato, perché è il dono totale di se stessi.

Certo, molte circostanze possono cambiare, nel corso del tempo; gli amori – si dice – finiscono, e ad essi ne subentrano di nuovi.

Ciò sarebbe vero, se amare fosse la stessa cosa che infilarsi o togliersi un vestito; ma non è così: tutt’altro. Amare veramente qualcosa o qualcuno, vuol dire sigillare un impegno che dura per sempre, e che niente e nessuno potranno mai sciogliere.

Eppure, molte persone sono pronte a giurare il contrario: non sulla base di astratte teorie, ma su quella della propria esperienza vissuta.

Ci guardiamo bene dal voler discutere con l’esperienza; l’esperienza è un fatto, e coi fatti non si discute.

Bisogna essere certi, però, di averli saputi interpretare rettamente. Anche il moto del sole nel cielo è un fatto: ma è un fatto dei nostri sensi, non della realtà in se stessa.

Prendiamo il caso dell’amore di una persona nei confronti di un’altra, che è finito perché la persona amata si è rivelata non meritevole di esso.

A un certo punto, dopo enormi sofferenze, la persona amante si rende conto che l’oggetto del proprio amore era un prodotto della sua mente, che aveva rivestito degli attributi più belli, ma immaginari. Allora, quella persona «ritira» – se così ci possiamo esprimere – il sentimento d’amore che aveva nutrito per l’altro, dicendo a se stessa che è stata ingannata; e cerca, con tutte le sue forze, di voltare pagina.

È una situazione piuttosto frequente, perfino banale, se fosse lecito considerare tale una esperienza così delicata, come quella che coinvolge l’intero mondo affettivo di un essere umano.

Ma, in realtà, che cosa è avvenuto, esattamente?

Noi non crediamo che l’amante abbia davvero cessato di amare. Piuttosto, la sua volontà ha «deciso» che il suo amore era stato mal riposto e, quindi – al prezzo di un intenso sforzo – ha «espulso» l’amato dal suo mondo affettivo, giudicandolo indegno di rimanervi.

Lasciamo perdere la questione se sia possibile smettere di amare una persona che si è amata con tutto se stesso, oppure no; anche se poi, insieme alla delusione, sono sopravvenute l’avversione e, magari, l’odio nei suoi confronti. Alcuni lo affermano, altri lo negano; altri ancora tengono una via di mezzo, sostenendo che quella persona sarà oggetto perpetuo di odio e amore, inestricabilmente legati insieme, con mille fili misteriosi che nessuno potrà dipanare.

Lasciamo perdere tale questione, perché riguarda la psicologia individuale; e, in tale ambito, sono possibili risposte diverse a seconda del soggetto.

E non diremo neanche che quanti affermano di poter smettere di amare la cosa o la persona che hanno amato, in realtà non l’hanno amata veramente.Sarebbe un modo di procedere un po’ sleale, perché nessuno ha il diritto di giudicare, dall’esterno, l’autenticità o l’intensità di un sentimento così intimo, come l’amore.

No, la questione che ci interessa è di carattere generale ed è piuttosto filosofica che psicologica, poiché attiene alla natura umana in quanto tale.

La domanda che ci poniamo, pertanto, non è se l’amante possa, realmente, cessare di amare l’amato; ma se il sentimento dell’amore possa essere negato, ritirato e cancellato a proprio piacere dalla vita della coscienza.

Non bisognerebbe dimenticare, infatti, che l’amore non è mai un rapporto a due, ma (almeno: e su questo almeno torneremo in altra occasione) a tre: l’amante, l’amato e la creatura nata dal loro incontro: il sentimento stesso dell’amore.

Qualcuno potrebbe obiettare che l’amore non è amore in generale, ma amore per una certa persona (o una certa cosa); e che, quindi, l’amore e l’amato si identificano agli occhi dell’amante. Noi non lo crediamo. Ci sembra, piuttosto, che l’amore per la persona amata e l’amore in quanto tale si sovrappongano e, apparentemente, si identifichino; restando però, in effetti, distinti.

A sostegno di ciò, consideriamo quello che accade quando un amore, secondo il linguaggio comune, «finisce» (ma lo mettiamo tra virgolette, perché questa è appunto la tesi che aspetta di essere dimostrata). In quel momento, la persona che era amata, smette di esserlo; ma l’amore che si era acceso nell’amante, quello no, non cessa di esistere: sussiste a dispetto di tutto, anche se, a livello della ragione e della volontà, l’ex amante si impone di tirarvi un rigo sopra.

È allora che emerge come l’amore per l’amato e l’amore in se stesso fossero rimasti due realtà distinte, anche nel «tempo felice»: perché, se fossero stati, o se fossero divenuti, una cosa sola, insieme dovrebbero scomparire. Invece un amante deluso può smettere di amare la persona amata, ma non potrà mai più recidere da sé l’amore che ha provato e che, in se stesso, continuerà ad appartenergli, per sempre.

Non stiamo parlando, semplicemente, del ricordo. Quello, è chiaro che rimarrà per sempre: e tanto più forte e vivo, quanto lo è stato il sentimento che ha pervaso quell’amore. No, stiamo parlando dell’amore in se stesso, dell’amore che era diretto verso quella persona (o quella cosa), ma era da lei distinto; amore che è irrevocabile e indistruttibile, anche se la persona (o la cosa) che ne era l’oggetto, ha smesso di ispirarlo nel cuore dell’amante.

Nessuna forza al mondo sarà mai in grado di «togliere», e tanto meno di cancellare, il sentimento dell’amore che è stato nutrito per qualcuno o per qualcosa. Esso continuerà a vivere nella parte più profonda dell’amante, a dispetto del fatto che la persona (o la cosa) amata non sia più tale; e, quanto al passare del tempo, esso non conta affatto, perché l’amore conosce un solo e unico tempo: il presente.

Non si può parlare dell’amore al passato o al futuro; l’amore è, semplicemente; e, se è, allora è sottratto allo scorrere del tempo, e accompagnerà fedelmente l’amante fino all’ultimo istante della sua vita – e oltre.

Si potrebbe osservare che, se le cose stanno così, l’amore è un sentimento profondamente «ingiusto», perché ci lega anche a nostro dispetto, anche nostro malgrado; anche a colui o colei che si rivelano immeritevoli di una tale «fedeltà».

Ma l’amore, come qualunque altro sentimento, non è una idea, bensì un fatto: e coi fatti, lo abbiamo già visto, non si discute.

Piuttosto, a quanti si sentissero defraudati, in qualche misura, del loro libero arbitrio, davanti al pensiero della permanenza assoluta dell’amore, si potrebbe far notare che l’amore, quando nasce, diviene parte del nostro essere; e che non ha senso vergognarsene o risentirsene, anche a distanza di tempo, più di quanto ne abbia vergognarsi o risentirsi delle proprie rughe o dei propri capelli che s’imbiancano.

Certo, vi sono molti che lo fanno.

Sono gli analfabeti dell’anima; e, come tali, analfabeti anche dell’amore.

Vergognarsi di aver amato è un sentimento meschino; anche se è perfettamente lecito ritenere non più degno di amore qualcuno (o qualcosa) che ci era sembrato tale.

La persona che desidera perfezionarsi spiritualmente non arriverà mai a maledire il momento in cui si è innamorata: mai, anche se – poi – si è resa conto di avere mal diretto la propria capacità di offrire l’amore, cioè se stessa.

Al contrario, essa saprà far tesoro della esperienza vissuta e continuerà ad essere fiera di aver amato intensamente, senza riserve e senza secondi fini.

Il vero amore è sempre bello, anche se può rivelarsi non bello l’oggetto verso cui era diretto. Ma perché ci si dovrebbe dolere di aver creduto in qualcuno?

Una persona capace di amare veramente, sarà sempre una bella persona; e il sentimento che l’ha riscaldata e illuminata, non smetterà mai di essere una parte preziosa della sua vita.

Navigazione articolo